Space Station Phoenix – Recensione

Space Station Phoenix è un ottimo gestionale in cui i giocatori dovranno prosperare nello spazio distruggendo ciò che è stato costruito in precedenza. Un elemento originale che garantisce un gameplay divertente e mai banale.

In Space Station Phoenix i giocatori dovranno sfruttare al meglio il concetto del distruggere per creare, che solo inizialmente sembrerà una contraddizione di termini, poiché questo meccanismo sarà fondamentale per ricavare le risorse necessarie per costruire nuove parti del proprio hub e ottenere popolazione e, di conseguenza, più opportunità.

Il titolo del gioco è scelto quindi non a caso: come accade alle fenici, dalla cenere (di metallo) delle astronavi smantellate nasceranno nuovi settori dell’habitat di ciascuna fazione, che potrà accogliere alieni e umani fedeli alla causa per prosperare e raggiungere la vittoria finale.

Space Station Phoenix è un titolo di Gabriel J. Cohn pubblicato da Rio Grande Games e per ora non localizzato in italiano. La grafica è opera di Martin Hoffman e Claus Stephan, che hanno già lavorato, tra gli altri, a Russian/Ultimate Railroads, Race for the Galaxy e varie carte di Dominion.

Breve panoramica del gioco

Space Station Phoenix è un titolo gestionale (lievemente) asimmetrico in cui i giocatori hanno a disposizione una flotta di astronavi (draftabili con le regole avanzate del gioco), un hub centrale (anch’esso selezionabile) e una manciata di risorse iniziali per creare un habitat in cui accogliere il maggior numero possibile di abitanti, possibilmente facendo più punti degli altri giocatori. La particolarità del gioco sta nella necessità di smantellare le proprie astronavi per ricavarne le risorse necessarie a costruire, ma anche la diplomazia ha la sua importanza.

Space Station Phoenix
Immagine di Rio Grande Games

Ma procediamo con ordine. Ogni giocatore ha a sua disposizione una flotta di astronavi con cui svolgere le cinque azioni principali: smantellare (ossia scartare una carta astronave per ricavarne la quantità di metallo indicata sulla carta smantellata), produzione di risorse attraverso il lancio di dadi (chiamato spedizione nel gioco), scambio di risorse/popolamento della propria colonia (trasporto), costruzione di un settore della propria colonia (che consentirà di accogliere nuova popolazione), avanzamento sui tracciati della diplomazia.

Queste azioni vengono scelte dal giocatore attivo selezionando un’astronave propria o altrui, pagando le gemme necessarie alla banca ed eventualmente al giocatore avversario, se si usa una sua astronave. Una volta usata un’astronave, questa viene girata e non sarà più disponibile fino al mantenimento. Esiste anche una piccola flotta di navi neutrali, sempre disponibili (ma solo una volta per giocatore, ancora una volta fino al mantenimento), meno forti ma che garantiscono comunque di poter effettuare l’azione desiderata.

Space Station Phoenix
Immagine di Gabriel J. Cohn/BGG

Quando un giocatore svolge l’azione principale, tutti i giocatori (compreso il giocatore attivo) ricevono le ricompense dal tracciato diplomazia corrispondente. Tali ricompense, naturalmente, saranno tanto più vantaggiose quanto più il segnalino della propria fazione è avanzato sul tracciato, però a “maggioranza”.
L’alternativa allo svolgimento di una delle azioni principali è effettuare un turno di rendite (il mantenimento di cui sopra). In questo caso il giocatore non svolgerà azioni, ma potrà riattivare tutte le proprie astronavi e riceverà le rendite garantite dal potere dell’hub centrale (diverso da giocatore a giocatore) e quelle date dai settori della propria colonia, a patto però che le rispettive caselle siano occupate da un astronauta, alieno ed umano che sia. I settori sono di tre colori e in ciascuno di essi possono essere inviati solo alieni del colore corrispondente o dorati (jolly). Gli astronauti umani possono andare ovunque, ma sono più costosi: richiedono infatti un metallo per la produzione delle strutture vitali.

Il gioco quindi prosegue in questo modo fino al raggiungimento di una delle condizioni di fine partita: un giocatore raggiunge i quaranta punti vittoria, un giocatore costruisce il nono settore della propria colonia o terminano le riserve di astronauti (il numero venire in base al numero dei giocatori).

Space Station Phoenix: Materiali e grafica

La grafica di Space Station Phoenix è in stile piuttosto classico per l’ambientazione, fin troppo, ma risulta gradevole, con una buona ergonomia.
Non il massimo la gestione dei colori dei settori. È vero che gli alieni sono riconoscibili dai simboli, ma si poteva scegliere una colorazione più netta che risultasse un po’ più visibile.

Space Station Phoenix
Immagine di Rio Grande Games

Per quanto riguarda i materiali, il cartoncino è abbastanza spesso ed è quindi ben utilizzabile. Forse sarebbe valsa la pena di realizzare delle tessere per le astronavi, rispetto alle carte, ma il prezzo sarebbe stato ancora più elevato, a fronte di un prezzo iniziale non basso, quindi tutto sommato il compromesso è accettabile. Anche per gli alieni si sarebbe potuto fare qualche sforzo in più, ma l’ergonomia è ottima.

I commenti del Topo di Ludoteca

Space Station Phoenix è un ottimo titolo gestionale la cui meccanica “inversa” riesce a dare ai giocatori un tocco di originalità in più rispetto a molte proposte recenti, per quanto valide. La componente di gestione delle risorse è preponderante e non è sempre facile disporre del metallo necessario per costruire o per alloggiare i propri astronauti umani. L’interazione è mantenuta a un livello minimo: si limita, infatti, a “rubare” l’utilizzo delle astronavi agli altri giocatori, rimanendo quindi presente, ma non preponderante. Space Station Phoenix è un gioco che sarà apprezzato soprattutto da chi ama i cosiddetti “solitari di gruppo”, che non dovranno farsi spaventare dalla parola “diplomazia”: la plancia con le varie tracce avrebbe potuto essere qualsiasi cosa, dai culti alle tecnologie, quindi non ha nulla a che fare con il concetto di diplomazia solitamente utilizzato nei giochi da tavolo.

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L’unica nota negativa per questo gioco riguarda la disponibilità: non solo non è (ancora?) disponibile in italiano, ma non è facile neppure reperirne una copia all’estero. Tuttavia, se dovesse essercene l’occasione, consigliamo fortemente l’acquisto agli appassionati del genere. Inoltre, il gioco è disponibile su Board Game Arena con un tutorial ben fatto ed è possibile provarlo prima dell’eventuale acquisto.

Space Station Phoenix

Alessandro Seren Rosso

Esperienza di gioco
90%
Materiali e grafica
75%
Rigiocabilità
85%

Per concludere

Space Station Phoenix è un gioco molto interessante che amalgama molto bene meccaniche diverse e una buona ergonomia. La grafica non è particolarmente originale, ma non ci sono problemi con icone o materiali. Il titolo è un ottimo gestionale con scarsa interazione, adatto a chi cerca giochi in cui ognuno cerca di ottimizzare la propria strategia e arrivare alla vittoria tramite pianificazione, e non conflitto.

83.3%