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Discordia – Recensione

Vi è mai capitato di giocare a un gioco in cui vi servirebbero molti, molti più lavoratori di quello che avete e desiderare di riceverne a bizzeffe? Sono abbastanza sicura di sì! Ma fate attenzione, a ciò che desiderate perché… potrebbe avverarsi! 

Discordia è un gioco gestionale di selezione azioni che funziona come un race game: infatti vince il giocatore che per primo riesce a trovare impiego a tutti i propri meeple. Ideato da Bernd Eisenstein, il gioco è edito da Irongames e localizzato in italiano da Giochix.

Breve panoramica del gioco

Discordia è un titolo abbastanza particolare in cui i giocatori selezionano azioni scegliendo un dado per round. Il gioco è ambientata in epoca Romana e questo spiega perché ogni anno è diviso in cinque stagioni anziché in quattro come ci si aspetterebbe. Il gioco si articola in quattro anni con cinque stagioni (round) ciascuno, ma può terminare prima se un giocatore al suo turno ha utilizzato tutti i meeple. Se invece si terminava o quattro anni, vince il giocatore che ne ha di meno.

Discordia 1

Infatti, contrariamente alla maggior parte dei giochi, qui i lavoratori arrivano a frotte e bisogna smaltirli. Se avete reminiscenze dei vecchi giochi della MB, è un po’ come giocare a Crack, dove devi sperperare tutti i soldi anziché guadagnarli. Ma la somiglianza finisce qui, perché Discordia ha meccaniche prettamente gestionali. Nel corso del turno i giocatori scelgono ciascuno un dado tra i tre disponibili. Il primo di turno prende il dado che desidera per sé, limitando la scelta degli avversari ai due dadi rimanenti.

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Nel gioco vi sono lavoratori di quattro colori: i marinai (blu), i soldati (rosso), i contadini (giallo) e gli artigiani (bianco). A ciascuno di essi corrisponde un tipo di edificio. I dadi sono di tre colori: rosso, blu e giallo. Quando si sceglie un dado, il valore determina quale azioni sono disponibili e il giocatore ne sceglierà e svolgerà una. Valore e colore, invece, determinano quali edifici attivare per un’azione bonus di piazzamento dei meeple. Il bianco si può attivare con dadi di qualsiasi colore.

Discordia 2

Le azioni consentono di costruire spazi per edifici, costruire edifici su cui inviare i lavoratori, inviare i lavoratori e avanzare su due tracciati che offrono bonus e potenziamenti di vario tipo. È importante andare a coprire gli spazi sulla plancia che raffigurano meeple, perché per ogni spazio scoperto ne verrà estratto uno del sacchetto a fine turno. Anche gli edifici vanno riempiti, perché per ogni spazio vuoto su di essi si pescano meeple aggiuntivi. Pertanto, bisogna costruire in modo oculato, altrimenti il danno supera il beneficio. Molte tessere danno la possibilità di pescare e scartare meeple per trovare quelli dei colori più utili, mentre altre consentono di usare un colore come jolly.

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Discordia è un gioco che si presta a belle combo, che vanno concatenate bene per ottenere buoni risultati. A fine anno c’è la guerra, che richiede di avere un certo numero di soldati nelle fortezze. Chi supera o pareggia tale numero ottiene un bonus, chi perde avrà un malus. Vincere le guerre non è necessario alla vittoria: è possibile, infatti, che un malus o due vi facciano ben poco danno. Dopo la guerra si scartano tutti i meeple presenti sugli edifici di cui si sono riempiti tutti gli spazi, che quindi sono riutilizzabili nel round successivo.

Materiali e grafica

Discordia 3

A livello di materiali Discordia è abbastanza piacevole, ma non eccelso. Tutta la grafica è improntata alla semplicità e questo rende gli edifici facilmente leggibili, ma il tabellone e le plance giocatore molto semplici e forse un tantino asettiche. Lavoratori ed edifici colorati fanno comunque la loro bella figura, mentre alcune icone delle tessere non sono sempre chiare a prima vista. Tutto il materiale è indipendente della lingua. Le plance dei giocatori sono dual layer, da assemblare con appositi adesivi. Il risultato finale è piacevole e tiene ben ferme le stelline che marcano la progressione sui tracciati, però la base della plancia è comunque molto sottile.

I commenti del Topo di Ludoteca

Discordia è un gioco piacevole che propone un punto di vista innovativo sui meeple, inserendoli nel gioco come risorse da impiegare in una modalità race che sicuramente farà storcere qualche naso, ma che si rivela intrigante al tavolo. I vari elementi di gioco si amalgamano bene e ci sono buone possibilità di fare combo. Una strategia utile è scegliere più edifici attivabili con lo stesso numero, in modo da fare più azioni di impiego con un solo dado. L’alea ha sicuramente un peso in questo gioco perché le possibilità di modificare i valori dei dadi sono presenti, ma limitate.

Discordia 4

È anche vero, però, che tirando tre dadi a turno in genere c’è materiale su cui lavorare. Poiché le azioni non sono molte, è fondamentale sfruttare tutte le possibilità di ottenere azioni bonus. In questo senso i tracciati sono piuttosto importanti. La costruzione degli edifici deve essere ben calibrata perché, se in un round successivo li si lascia vuoti, possono far arrivare grandi quantità di nuovi meeple, e c’è il rischio di restare bloccati da orde di lavoratori se non si sviluppa una buona strategia. Complessivamente Discordia è un gioco che propone un punto di vista interessante e piuttosto originale di gioco gestionale, motivo per cui consiglio di provarlo se ne avrete l’occasione, a patto che la possibile fine brusca del gioco non vi infastidisca.

Discordia

6.8

Esperienza di gioco

6.5/10

Materiali e grafica

7.0/10

Rigiocabilità

7.0/10

Pro

  • Incuriosisce per la particolarità

Contro

  • Grafica non eccelsa
  • Finale spesso brusco

Barbara Parutto

Fin da bambina Barbara è stata una grande appassionata di giochi da tavolo ed è cresciuta con i classici degli anni '80 e '90. Con il suo compagno ha iniziato a giocare a Magic e da lì al loro primo boardgame il passo è stato breve. Hanno una collezione di circa 300 giochi. Il topo di ludoteca è nato nella scatola di un gioco da tavolo, dove di notte si ritira per dormire. È molto curioso e ogni volta che vede un gioco nuovo gli fremono i baffi per la voglia di provarlo.