Carnegie – Recensione + video

In Carnegie da uno a quattro giocatori cercano di ricreare le imprese del celebre filantropo americano, tra collegamenti ferroviari e rendite, donazioni e dipartimenti.

Carnegie è un gioco di Tesla Games, una realtà che negli ultimi anni ha portato in Italia titoli molto interessanti, da Bonfire a Shinkansen, solo per fare un paio di esempi. Carnegie nasce da un’idea di Xavier Gorges ed è magnificamente illustrato da Ian O’Toole.

Si tratta di un titolo per giocatori esperti di durata elevata, in cui nella prima partita sarà difficile scendere al di sotto delle due ore (spiegazione inclusa) anche in due giocatori. Il tempo di gioco può ridursi anche di molto, soprattutto con un numero di giocatori al tavolo più contenuto, ma rimane comunque un peso massimo, sia per durata che per complessità.

Carnegie: Breve panoramica del gioco

In Carnegie il fulcro del gioco è trovare l’equilibrio tra le diverse azioni possibili, sostanzialmente di due tipi: l’attivazione dei dipartimenti e le donazioni. I dipartimenti rappresentano le azioni vere e proprie nella maggior parte dei casi, mentre le donazioni servono a fare punti vittoria alla fine del gioco, però fruttando in modo esponenziale, anche se è previsto un massimo di 12 punti per ciascuna.

Carnegie

La partita prevede un totale di venti round e in ciascuno di essi il giocatore attivo decide quale tipo di dipartimento sfruttare e, a seconda della composizione delle striscia delle azioni variabile ad ogni partita, si attivano eventi di rendita da una delle quattro macro-regioni o una donazione.

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Il gioco ha una durata piuttosto elevata, soprattutto nelle partite a tre o quattro giocatori, me lo svolgimento di round in cui sono coinvolti tutti i partecipanti permette di evitare i tempi morti, anche se un po’ di AP è inevitabile, soprattutto nei turni finali. È fondamentale scegliere bene le donazioni per sfruttare al massimo le combo di punti vittoria di fine partita e, perché no, per guidare le proprie strategie, soprattutto nelle prime partite, quando i moltissimi elementi diversi possono mettere un po’ in soggezione.

Carnegie: materiali e grafica

I materiali e la grafica sono tra i punti forti di Carnegie. Le illustrazioni e la simbologia, ad opera della mano di uno Ian O’Toole particolarmente ispirato, sono sempre chiare e non lasciano spazio a dubbi, in particolar modo dopo qualche partita.

Carnegie

I materiali sono tra i migliori che abbiamo mai provato. I componenti in cartone sono di un ottimo spessore, tutto è realizzato con estrema cura e la massima ergonomicità e perfino i colori sono perfettamente distinguibili (e se necessario ci si può sempre aiutare con i simboli). Gli inserti sono eccellenti e precisi al millimetro e consentono di riporre e conservare il gioco con la massima cura. Capstone Games ha svolto un lavoro davvero eccezionale con i materiali di Carnegie e sarebbe stato praticamente impossibile fare di meglio. La cura data al gioco si vede soprattutto nei piccoli dettagli: ad esempio, sulle linguette è stato applicato un riassunto di tutte le rendite di tutti i livelli, per avere la situazione passata e futura sotto controllo in qualsiasi momento.

Potete ammirare i materiali di Carnegie nel video di unboxing che abbiamo preparato per il nostro canale Youtube:

I commenti del Topo di Ludoteca

Carnegie è un ottimo esempio di eccellente gestione di una campagna Kickstarter di successo. Tuttavia l’ottima produzione è solo una parte della storia. Carnegie è prima di tutto un gioco dal gameplay eccezionale per gli amanti dei giochi gestionali di discreta complessità e durata. A differenza di molti titoli di questo tipo, che spesso tendono ad essere dei solitari di gruppo, in Carnegie l’interazione, indiretta, è fortissima e si sente fin dalle prime battute di gioco.

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La compe­tizione sarà feroce ad ogni singolo turno per accaparrarsi le donazioni migliori, le città più remunerative o sempli­cemente più vicine ai propri obiettivi, effettuare le azioni che possono maggiormente giovare alla propria causa o mettere i bastoni tra le ruote degli avversari. Un dischetto posizionato al momento giusto e al posto giusto può essere una vera pugnalata alle spalle a un avversario e questa lotta è presente fin dai primissimi turni.

Carnegie

Per questa forte interazione al tavolo, Carnegie è un titolo che si presta di più a partite al gran completo, ossia con quattro giocatori. Nelle partite con un numero inferiore di giocatori si andranno a coprire con un colore neutrale una serie di progetti di costruzione e di donazioni scelti a caso. L’effetto nella pratica è simile ma, ne converrete, non è la stessa cosa, anche perché questa scelta viene effettuata prima che la partita inizi e non cammin facendo. Il gioco è molto godibile anche in solo e abbiamo pubblicato una partita di esempio sul nostro canale YouTube, nella serie delle sfide in solitario.

Il solo di Carnegie è molto scorrevole e l’automa è di facile gestione. Tuttavia, il setup è piuttosto corposo e, nonostante la partita sia godibile, divertente e di durata contenuta, forse perde un po’ di fruibilità rispetto ad altri giochi di peso simile, come Ark Nova, che hanno un po’ più di agilità nella preparazione iniziale e risultano quindi più facilmente intavolabili.

A un gioco come questo è difficile trovare difetti, a patto che sia sfruttato da giocatori consapevoli di ciò a cui vanno incontro: un gioco ad elevata complessità con una forte interazione indiretta e la possibilità, e spesso anche la necessità, di fare mosse che possono ostacolare anche pesantemente le strategie degli avversari. La cosa migliore da fare è cercare di anticipare ciò che succederà nei turni successivi in modo da non farsi trovare impreparati. Particolarmente importante è anche accertarsi di disporre sempre di una quantità adeguata di denaro e cubetti per non trovarsi in difficoltà nei momenti decisivi.

Carnegie

8.7

Esperienza di gioco

9.0/10

Materiali e grafica

9.0/10

Rigiocabilità

8.0/10

Pro

  • Materiali ed ergonomia al top
  • Gioco teso fino all'ultimo turno

Contro

  • Setup un po' lungo per il solitario